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1. francesco - Marzo 18, 2008

complimenti per l’iniziativa….speriamo che serva a qualcosa….ma ho poca fiducia…io, che per la totale intromissione della politica nella sanità…negli ospedali, ormai completamente soggiogati dal potere politico, ho lasciato il pubblico dopo 25 anni di appassionato lavoro e sono passato con il privato……almeno sono autonomo nelle scelte e non devo dar conto del mio operato al direttore generale di turno….speriamo bene….

2. Dino - Marzo 20, 2008

Siamo vicini all’autore per questa iniziativa. Speriamo possa servire a smuovere una situazione ormai da anni troppo radicata e consolidata anche dentro tutti noi. Mia moglie è farmacista ospedaliera, in attesa di un concorso pubblico in ospedale ma la sfiducia che abbiamo verso i concorsi e l’intromissione della politica è totale. La meritocrazia è lontana ancora anni luce.

3. Nello - Maggio 9, 2008

Salute e lunga vita a tutti.
Io non sono medico, ma con i medici ho avuto a che fare sia per problemi fisici che per amicizia. Ho molti amici medici e con loro parlo spesso della loro professione, per capire se sono più innamorati della malattia o del malato. Concludo quasi sempre che infine prevale il tecnico, che guarda alla malattia e non al malato. Del resto cosa si chiede al medico? Ma un malato non pensa solo alla malattia: l’gnoranza complessiva costringe alla piena fiducia, e ciò può bastare (a me è effettivamente bastato), ma i dubbi, le paure, le insicurezze che mi prendono al minimo dubbio di essere in difficoltà mi ricacciano immediatamente nella solitudine.
Richiamo il medico, è un amico, e mi tranquillizza non solo perché è medico: io mi tranquillizzo proprio perché sento l’amico che mi prende per mano e mi accompagna nel buio della mia ignoranza. Mi basta, ma io sono fortunato.

4. Nello - Maggio 22, 2008

Obiezione di coscienza

Quando si parla di “coscienza” la mente corre subito a restringere il campo ad una sola persona: la coscienza del singolo, dunque, appare sempre un limite invalicabile. Dubito fortemente.
Certamente lo schema è valido quando la persona agisce e l’azione si riflette se se stessa: chi sceglie, ad esempio, di drogarsi, o altrimenti distruggersi, in piena “coscienza” può farlo e non reca danno ad altri che a se stesso (fatta eccezione per gli eventuali riflessi affettivi). Non altrettanto si verifica quando sono coinvolte altre persone, e qui i casi sono moltissimi. Uno in particolare ritengop opportuno sollevare in questa sede, che ha per tema anche la medicina: può un medico dichiararsi obiettore alla richiesta di un cittadino? Due temi emergono prepotentemente dalle cronache: l’aborto e la pillola del giorno dopo.
Si legge di medici che rifiutano l’interruzione di gravidanza, pur regolamentata dalla legge (che peraltro prevede anche l’obiezione), e di altri che non prescrivono il farmaco “del giorno dopo” definendosi obiettori.
I medici hanno questo diritto, è vero almeno nel primo caso, ma esercitare quel diritto cozza contro i bisogni e le esigenze altrui. Fino a che punto possono avanzare la loro coscienza negando gli altrui diritti? Non hanno, i medici, un dovere da compiere che va oltre la propria “coscienza”? E quanto vale la loro “coscienza” quando entra in contatto con le esigenze altrui?
Non sono facili le risposte, me ne rendo conto, ma l’obiezione di coscienza non è un modo per eludere il problema? Non è un modo per imporre il privilegio di una casta che può dire sì o no senza curarsi delle conseguenze?
Io non sono medico, né giovane, e neppure donna, ma ho due figli, maschio e femmina, per i quali mi auguro di essere a lungo in vita, eventuale aiuto, poiché temo qualche “obiezione” non so quanto dannosa alla loro condizione psicofisica.
Medici, parlate!

Nello